Gli italiani mangiano meno carne, ma è colpa della crisi

Spesa alimentare: il crollo si registra nelle famiglie operaiee in quelle con a capo un disoccupato

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È cambiata la dieta degli italiani: meno carne, ma in calo anche pesce, frutta e verdura, soprattutto per le famiglie in difficoltà economiche.

secondo la ricerca del Censis, l'Italia, quando si siede a tavola, ritrova le divisioni economiche del passato.

Nell’ultimo anno - secondo i dati - hanno ridotto il consumo di carne il 45,8% delle famiglie a basso reddito contro il 32% di quelle benestanti. Di carne bovina, il 52% delle prime e il 37,3% delle seconde. Per il pesce, il 35,8% delle meno abbienti e il 12,6% delle più ricche.

Ormai il cibo buono può permetterselo solo chi ha una determinata disponibilità economica. Per la verdura, riducono il consumo il 15,9% delle famiglie a basso reddito e il 4,4% delle più abbienti. Per la frutta, il 16,3% delle meno abbienti e solo il 2,6% delle più ricche.

Nel periodo 2007-2015 la spesa alimentare delle famiglie italiane è calata in media del 12,2% in termini reali. Il crollo si registra nelle famiglie operaie: meno 19,4% e in quelle con a capo un disoccupato del 28,9%.
Questo fenomeno viene definito'food social gap': nella crisi il divario nella spesa per il cibo dei più ricchi e dei meno abbienti si è ampliato. Meno si poteva spendere per scegliere il buon cibo, più si è dovuta tagliare la spesa. Le differenze a tavola diventano distanze e ormai fratture: si mangia quel che ci si può permettere, e il dibattito ideologico sul valore nutritivo degli alimenti è fuorviante.

La crisi economica si è fatta sentire in tutto il bacino del Mediterraneo: nello stesso periodo in Europa solo i greci (-24%) hanno tagliato di più degli italiani (-23%) il consumo pro-capite annuo di carne bovina.
Gli italiani sono al terz’ultimo posto in Europa per consumo 'apparente' (cioè al lordo delle parti non edibili) delle diverse tipologie di carne (pollo, suino, bovino, ovino) con 79 kg pro-capite annui, distanti da danesi (109,8 kg), portoghesi (101 kg), spagnoli (99,5 kg) e anche francesi (85,8 kg) e tedeschi (86 kg).

Quando le scelte a tavola sono dettate da ragioni economiche e si tagliano carne, pesce, frutta e verdura si rischia di minacciare l’equilibrio nutrizionale della dieta delle famiglie italiane.

Una dieta poco equilibrate fa anche aumentare i rischi per la salute. I tassi di obesità sono più alti nelle regioni con redditi inferiori e con una spesa alimentare in picchiata. Nel Sud, dove il reddito è inferiore del 24,2% rispetto al valore medio nazionale e la spesa alimentare è diminuita del 16,6% nel periodo 2007-2015, gli obesi e le persone in sovrappeso sono il 49,3% della popolazione, molto più che al Nord (42,1%) e al Centro (45%), dove i redditi medi sono più alti e la spesa alimentare ha registrato nella crisi una riduzione minore.