Non sei nato per essere grasso

Correggere le abitudini alimentari è il primo passo per star bene

WhatsApp Share

L'obesità è una condizione medica complessa, in cui il grasso corporeo in eccesso si accumula e influisce negativamente sulla salute. Viene diagnosticata a partire dall’indice di massa corporea e valutata in termini di distribuzione del grasso e fattori di rischio cardiovascolare.

Secondo i dati raccolti dal National Health and Nutrition Examination Survey, due adulti su tre sono in sovrappeso o affetti da obesità: tra il 2005 e il 2014, inoltre, c’è stato l’aumento più significativo.

Ad influire sull’insorgenza della patologia, lo stile di vita e la dieta. Tuttavia, recenti studi scientifici hanno suggerito che la genetica potrebbe svolgere un ruolo importante.

Si sa che i geni possono causare obesità in caso di patologie come la sindrome di Bardet-Biedl e la sindrome di Prader-Willi. Tuttavia, il meccanismo attraverso il quale si sviluppa la connessione tra geni e peso non è ancora stato compreso.

Chiari, invece, sono i fattori di rischio ambientali, come le abitudini alimentari e lo stile di vita.

In uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, i ricercatori si sono chiesti se i comportamenti alimentari potessero mediare o modificare la predisposizione genetica all'obesità. Hanno quindi preso in esame l’assunzione di cibo, lo sforzo consapevole e l’aumento effettivo di peso.

Sono arrivati alla conclusione che la predisposizione genetica avesse un legame diretto con il comportamento e le abitudini, con l’incapacità di porsi delle regole e il comportamento alimentare legato alle emozioni. In poche parole, se una persona è geneticamente progettata per essere obesa, le abitudini alimentari sane svolgono comunque un ruolo importante nel determinare il peso effettivo.
Potremmo riassumere i risultati così: nell’obesità la genetica ha un peso, ma fino ad un certo punto.