Sclerosi multipla

Un nuovo studio canadese mette in discussione quanto si ipotizzava fino a oggi sulle cause scatenanti

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Il team di ricercatori dell’Università di Calgary, in Canada, affermano che le lesioni biochimiche della mielina sembrano scatenare la risposta immunitaria che porta a ulteriori danni e non viceversa. Questo mette in discussione la teoria che la sclerosi multipla sia all’origine della malattia autoimmune.

E’ la passione che ha spinto Andrew Caprariello a dedicare la borsa post-dottorato, presa all’Università di Calgary, all’esplorazione di nuove ipotesi sulla sclerosi multipla. Di qui lo sviluppo di una nuova radicale teoria.

“Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo se la sclerosi multipla avesse avuto inizio dal cervello e gli attacchi al sistema immunitario fossero una conseguenza del danno cerebrale”, ha affermato Caprariello.

Al momento, infatti, questa è considerata una malattia autoimmune degenerativa. L’infiammazione al cervello si verifica quando il sistema immunitario attacca il materiale protettivo posto attorno alle fibre nervose del cervello, detto mielina. Il pensiero comune è che le cellule immunitarie entrino inizialmente nel cervello, causando i danni alla mielina che danno inizio alla sclerosi.

“Da anni si afferma che l’attacco immunitario da inizio alla malattia. Tuttavia, i nostri risultati mostrano che potrebbe esserci qualcosa che accade in profondità e danneggia la mielina, che poi scatena gli attacchi immunitari”, afferma Stys, con cui Caprariello collabora, neurologo e professore presso il Dipartimento di Neuroscienze Cliniche presso il CSM.

Con questo risultato alla mano, i ricercatori hanno iniziato a studiare trattamenti per fermare la degenerazione della mielina, per vedere se ciò potesse ridurre o interrompere la risposta autoimmune secondaria. Collaborando con l’Università di Toronto, hanno scoperto che, mirando a un trattamento che proteggesse la mielina per fermare il deterioramento, l’attacco immunitario si fermava e l’infiammazione al cervello non si verificava mai.

Questa scoperta apre nuove porte. Fino ad ora il trattamento mirava al sistema immunitario e, mentre i farmaci antinfiammatori possono essere molto efficaci, hanno un beneficio limitato negli stati successivi della malattia.

Il gruppo di ricerca è stato finanziato dal Brain and Mental Health Strategic Research Fund, istituito dall’Office of the Vice-President (Research) a UCalgary per sostenere studi innovativi e interdisciplinari nell’ambito della strategia di ricerca sulla salute mentale e cerebrale.