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Sono davvero eco-compatibili i prodotti che dicono di esserlo?

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Un nuovo rapporto di Greenpeace svela che molte aziende fanno passare per ecologiche soluzioni che non lo sono

La pressione sociale e commerciale sulla plastica è cresciuta negli ultimi anni, insieme a un sentimento di preoccupazione per la salute ambientale del pianeta e, tutto insieme, ha portato molte aziende e rivenditori a fare promesse di miglioramento e cambiare i loro prodotti in nome della sostenibilità – e quindi vengono annunciati: riduzione di sprechi, sostituzione degli imballaggi con materie plastiche biodegradabili o compostabili, nuovi metodi di riciclaggio e chi più ne ha più e metta.

Tutte azioni o promesse di azioni che dovrebbero renderci felici, se non fosse che è appena uscito, negli Stati Uniti, un nuovo rapporto di Greenpeace ,che si intitola «Gettare via il futuro: come le aziende hanno ancora torto riguardo alle “soluzioni” per l’inquinamento da plastica», che dice di come si dovrebbe essere scettici sulle soluzioni sostenibili risolutive che vengono annunciate dalle multinazionali per affrontare la crisi dell’inquinamento da plastica.

Il rapporto spiega che una recente ricerca ha dimostrato che le materie plastiche biodegradabili e compostabili non sono molto migliori di quelle convenzionali, non riuscendo a degradare sufficientemente e continuando a causare danni all’ambiente naturale. Il passaggio agli imballaggi di carta rispetto a quelli di plastica può essere migliore per alcuni aspetti, ma comunque influisce sulla deforestazione, quando dovremmo invece preservare più che mai le foreste del mondo.

Inoltre, anche il discorso sui sistemi di riciclaggio è difficile, perché sono davvero poche le quantità di plastica davvero riciclate e perché poco si sa sul riciclaggio chimico, che genera altri sottoprodotti con cui poi si deve avere a che fare.

 

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