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Animali geneticamente modificati per difendere l’ecosistema

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Le specie transgeniche potrebbero davvero aiutarci a combattere gli effetti dei cambiamenti climatici?

Che cosa hanno in comune i coralli resistenti allo sbiancamento, gli ibridi di mammut ed elefanti e le colture che possono resistere alla siccità e all’anidride carbonica? Beh, un crescente gruppo di scienziati pensa che possano essere la chiave non solo per combattere il cambiamento climatico, ma anche riprendersi dai suoi effetti. La teoria, chiamata «adattamento facilitato», mira a utilizzare specie geneticamente modificate per ottimizzare la salute dei nostri ecosistemi. L’idea è quella di fondere le tecnologie di de-estinzione, di editing genetico e di biologia di sintesi al fine di preservare la fauna selvatica e conservare gli ecosistemi terrestri ai massimi livelli possibili.

Le otto milioni di specie conosciute che sono ospitate sulla Terra stanno morendo 1.000 volte più velocemente di quanto ci aspettassimo e questo ha portato molti esperti a dichiarare che siamo in mezzo al sesto evento di estinzione di massa di massa nella storia del nostro pianeta. Siccome la biodiversità è fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo e degli ecosistemi terrestri nel loro complesso, molti scienziati ritengono che, visto che siamo responsabili della crisi, dovremmo anche essere coloro che si occupano di risolverla.

Quella dell’adattamento facilitato è una teoria fattibile in quanto esistono già le tecnologie per metterla in atto (per esempio la CRISPR), e quindi si possono davvero creare elefanti-mammut che resistono ai climi più rigidi, salmoni transgenici che crescono due volte più velocemente degli altri, zanzare che contengano batteri che ci difendono dai virus Zika e Dengue, coralli resistenti ai climi più caldi.

Ma è davvero etico tutto questo? Non sarebbe meglio proteggere gli animali invece che crearne di nuovi? Ovviamente, la risposta è molto complessa: partendo dal presupposto che l’impatto umano sulla Terra è già profondo e che gran parte di quell’impatto ha avuto alla fine risultati negativi, alcuni pensano che la tecnologia potrebbe finalmente essere usata per promuovere la biodiversità globale e lasciare un’eredità di mondo più positiva; mentre altri pensano che non sia lecito mettersi a «giocare» con la genetica della nostra fauna col rischio di creare a lungo termine ancora più danni di quanti ne contiamo adesso.

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